20 / 052019

Resoconto del nono seminario scientifico

Roma, École française de Rome, 20 maggio 2019

 

Lunedì 20 maggio 2019 si è svolto presso l’École française de Rome il 9° e ultimo seminario pubblico PerformArt, organizzato da Valeria De Lucca e dedicato al tema Teatri e sistemi di produzione a Roma (1644-1740). Il seminario ha visto la partecipazione di Beth e Jonathan Glixon (University of Kentucky), Margaret Murata (University of California, Irvine), Giuseppe Stemperini e Carlo Travaglini (CROMA-Università Roma Tre), e dei membri dell’équipe PerformArt Barbara Nestola (CNRS, CESR, Centre de musique baroque de Versailles) e Aldo Roma (École française de Rome – PerformArt). Il dibattito ha, inoltre, giovato della presenza di Roberto Ciancarelli(Sapienza Università di Roma) e Arnaldo Morelli (Università dell’Aquila) in qualità di discussant.

Dopo i saluti d’apertura di Pierre Savy (École Française de Rome) e l’intervento di Anne-Madeleine Goulet sullo stato di avanzamento del progetto PerformArt, Valeria De Lucca ha introdotto il tema del seminario. Lo scopo è stato quello di indagare i sistemi di produzione a Roma tra 1644 e 1740, con una particolare attenzione al ruolo ricoperto dalle famiglie aristocratiche nelle attività dei teatri esterni ai palazzi, come i teatri “impresariali” e quelli dei collegi. A partire dalla questione dei sistemi di produzione, è stato possibile avviare una riflessione preliminare su alcuni degli elementi che, nei loro studi sui teatri veneziani, i Glixon hanno battezzato il «business of opera»: per portare qualche esempio, si pensi agli aspetti finanziari, anche in rapporto alla progressiva professionalizzazione di cantanti, musicisti e ballerini; alle modalità del mecenatismo aristocratico e del collective patronagee i significati altri sottesi all’atto dell’investire il proprio denaro; al peso delle famiglie aristocratiche romane nel fenomeno della circolazione dei materiali teatrali (scene, costumi, macchine, oggetti di scena etc.) e dei professionisti dello spettacolo, anche fuori da Roma. All’introduzione di Valeria De Lucca sono seguiti gli interventi dei relatori.

Giuseppe Stemperini e Carlo Travaglini hanno presentato il Sistema informativo geografico di Roma nel XVIII secolo, il progetto dell’Atlante di Roma moderna e contemporanea, costruito mediante la tecnologia del WebGIS, con cui la Nuova pianta di Roma(1748) di Giovanni Battista Nolli è stata vettorializzata, consentendone la sovrapposizione con la cartografia contemporanea. Per l’occasione è stato presentato un primo tentativo di visualizzazione delle informazioni raccolte nel database PerformArt relative ai teatri e ai luoghi di spettacolo a Roma in età moderna, nell’ottica di una futura integrazione e dialogo tra le due strutture informatiche. Il lavoro è stato svolto anche con Keti Lelo, che non ha potuto essere presente. È quindi seguito l’intervento di Margaret Murata su Theater Sites in Rome circa 1700: Performing “fuori dai palazzi”, in cui ha offerto una carrellata sulle performancesnei luoghi di spettacolo disseminati a Roma, per l’appunto, fuori dai palazzi, con particolare riferimento alle sale di dimensioni più ridotte rispetto a teatri come il Capranica, il Tordinona o l’Alibert. La studiosa ha posto l’accento sulla trasformazione in luoghi di spettacolo di spazi che prima erano adibiti ad altre funzioni (come i campi per il gioco della pallacorda, granai, stalle, prigioni etc.), e ha riflettuto su come l’interferenza tra il repertorio operistico, solitamente legato a un intrattenimento elitario, e quello più popolare possa, all’inizio del Settecento, aver influito sugli sviluppi dello spazio scenico e dei generi drammatici. Barbara Nestola è poi intervenuta a proposito di Compagnie di cantanti e sistemi di produzione a Roma a fine Seicento: a partire dai drammi allestiti nell’ultimo decennio del Seicento sulle scene dei teatri Tordinona e Capranica, ha riflettuto sulla questione del repertorio e dell’apertura del contesto romano verso le esperienze soprattutto veneziane e napoletane. Guardando agli spettacoli patrocinati dal cardinal Pietro Ottoboni (1667-1740) negli anni 1690-92, si è interrogata su una possibile esistenza di compagnie di cantanti attive a Roma, e sul ruolo assunto dal cardinale-mecenate non solo nel processo produttivo, ma anche sulle carriere degli interpreti e la loro circolazione sul territorio italiano. La relazione di Beth Glixon, Producing Opera in Early Eighteenth-Century Venice, ha spinto la riflessione verso il confronto con il modello veneziano dell’opera impresariale. La studiosa ha esposto le difficoltà e le sfide del fare ricerca in un contesto, come quello veneziano, in cui nessuna biblioteca o archivio conserva uno specifico fondo, sia esso “famigliare” o legato a un’istituzione, che documenti la produzione lirica locale.
Percorrendo il caso del Teatro Sant’Angelo nella stagione 1712/13, ha mostrato le discrepanze che possono emergere, nella ricostruzione degli eventi spettacolari, tra i libretti a stampa e le fonti notarili, di cui ha sottolineato l’importanza nella ricerca su un sistema, qual era quello dei teatri pubblici tra Sei e Settecento, perennemente sull’orlo del tracollo finanziario.   Nel suo intervento su I sistemi di produzione dei teatri di collegio romani: percorsi e documenti, Aldo Roma ha riflettuto sulle specificità dello spettacolo nel contesto dell’istituzione-collegio. In particolare, ha dato prova di come fosse certamente in vigore la pratica del riuso di scene e costumi, talvolta recuperati di seconda mano da famiglie aristocratiche. Ha poi mostrato documenti che confermano l’esistenza di una reteproduttiva– quella che, in realtà, l’intero progetto PerformArt si propone di studiare – fatta di sarti, parrucchieri, falegnami etc. attivi sia in circuiti privati sia nei teatri pubblici. Nell’ultima relazione, Jonathan Glixon ha discusso diOpera and Theater in Venetian Convents and Monasteriese ha suggerito ulteriori spunti di comparazione tra il contesto romano e quello veneziano.
Se, da un lato, le rappresentazioni spirituali basate sulle historiae sacraee sulle vite dei santi erano avvertite come oneste ricreazioniassolutamente ammissibili nei conventi, dall’altro Glixon ha dimostrato come, nei fatti, monache e frati (provenienti – com’è noto – dal patriziato locale, avvezzo alle rappresentazioni teatrali) recitassero anche opere dal contenuto tutt’altro che religioso. Inoltre, lo studioso ha documentato i proficui scambi dei conventi e monasteri con i teatri pubblici veneziani: oltre alle recite di religiose/i per le loro proprie comunità (con o senza l’intervento di ospiti esterni), sono noti casi di produzioni teatrali “importate” dalle scene pubbliche ai parlatori dei conventi, per il diletto di coloro che non potevano recarsi a teatro ma non volevano rinunciarvi.

 

Aldo Roma

 

 


 

Resoconto – 21 maggio 2019

 

La mattinata del 21 maggio è stata dedicata alla presentazione di riflessioni di storia economica esposte da tre membri del progetto PerformArt esperti di questa materia. Queste presentazioni complementari hanno delineato un ampio panorama del sistema finanziario italiano e soprattutto romano, nonché sulla produzione di documenti contabili usate nelle singole ricerche, permettendo ad ogni ricercatore PerformArt di disporre di un inquadramento prezioso.

 

Benoît Maréchaux, nella sua presentazione intitolata Leggere un documento contabile. Metodologia, rischi e sfide per il ricercatore, ha proposto alcune chiavi di lettura per un uso pratico e metodologico dei documenti contabili, in particolare per lo studio dei libri mastri, documenti centrali per la ricerca svolta negli archivi familiari.

La presentazione è stata organizzata in due momenti distinti. Il primo, più teorico, è stato dedicato alla spiegazione dei meccanismi della partita doppia utilizzati nei libri mastri, per capire meglio come si passa da una transazione all’altra. Sono stati identificati due elementi fondamentali di transazione: gli elementi attivi (detti anche impieghi), vale a dire i diritti e beni di proprietà (ciò che è posseduto) ; gli elementi passivi (detti anche fonti di finanziamento), cioè i debiti verso i fornitori, le banche, diversi proprietari (come il proprietario di un teatro). Ogni singola registrazione del bilancio corrisponde al saldo di un conto dettagliato nel libro mastro (se in credito da un lato, se in debito dall’altro).

L’inserimento di dati contabili nel database PerformArt rappresenta una vera sfida, come ricordato da Maréchaux. La seconda parte della presentazione, di natura più pratica, ha quindi permesso di studiare i documenti già inseriti nel database e rivedere le schede compilate dai ricercatori affinché siano compilate in modo adeguato e coerente. Visto la complessità delle transazioni, l’obbiettivo, in breve termine, è quello di proporre un protocollo che ogni singolo ricercatore potrà seguire nei prossimi mesi per l’inserimento dei nuovi dati nel database.

 

Nella sua presentazione, “Sistema monetario” e Sistema di pagamento a Roma. Discrepanza tra l’informazione scritta e la realtà, Isabella Cecchini ha presentato un quadro generale per mostrare il funzionamento di una moneta di conto, rilevando l’importanza che la moneta sia una misura di valore che ci permette di stabilire i prezzi. Sono state ricordate le tre funzioni fondamentali della moneta: permette di misurare il valore di ogni singolo bene economico; è inoltre un mezzo per effettuare scambi, ed è infine un serbatoio di valore economico. Le funzioni della moneta come mezzo per gli scambi, misura di valore e serbatoio di valore sono connesse. La funzione di misura dipende tuttavia da disposizioni di legge o da consuetudini.

Cecchini ha poi sviluppato il caso del sistema monetario della Roma barocca, centrale per il progetto PerformArt, mettendo in luce alcuni temi centrali per facilitare l’andamento delle ricerche d’archivio in corso nella contabilità familiare. Lo scudo di monetaè la moneta di conto, basata sul giulio d’argento: uno scudo di moneta vale 10 giulii. Per risolvere l’incertezza monetaria sono stati utilizzati le relazioni di credito. Diversi storici hanno rilevato il potere del credito come potere sociale.  Questo spiega l’espansione dei sistemi di credito (utilizzando le relazioni di credito), ma anche l’uso degli strumenti finanziari, come i conti presso i banchi. Per accendere una relazione del credito il debitore deve essere affidabile(deve essere in grado di investire in capitale sociale), ma deve anche accettare una garanzia imposta dal creditore, o il rischio di incorrere in una perdita se non riesce per qualche motivo a restituire il suo debito.

Infine, Maurizio Pegrari ha aperto una serie di riflessioni su Economia romana e famiglie aristocratiche,partendo dalle famiglie studiate nel progetto PerformArt : tre – Pamphilj, Colonna e Orsini – sono romane, due – Lante della Rovere e Vaini, appartengono allo Stato pontificio -, mentre le rimanenti provengono, in maggior parte, dalle più importanti città rinascimentali: Firenze, Siena, Genova e Venezia. Roma è importante sia dal punto di vista religioso che dal punto di vista finanziario. L’organizzazione politica specifica di Roma (poteri temporali e spirituali) si rispecchia anche sulle finanze dello Stato. Roma è una città che vive sul debito e la ricchezza della famiglia del papa di turno e della nobiltà che ruota attorno alla Corte e alla Curia non proviene dal lavoro ma da rendite parassitarie di possedimenti fondiari o da diritti feudali che progressivamente non riescono più a coprire il lusso ostentato e nemmeno il pagamento di onerosi interessi per i debiti contratti. Pegrari ha messo in rilievo la complessità del mercato finanziario, in particolare l’importanza delle istituzioni creditizie e bancarie (Monte di Pietà, banchi pubblici, banchieri privati, privati-banchieri), nonché il mercato finanziario degli uffici e i monti baronali. L’ultima tappa dell’intervento è stata quella di presentare i consumi quotidiani e i costumi ostentativi delle grandi famiglie come quelle delle carrozze ma anche le spese delle arti performative, al centro del progetto PerformArt.

Élodie Oriol